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Commento del giudice del 1°Raduno Atavi!!

1° RADUNO NAZIONALE UFFICIALE ATAVI SASSUOLO 11 SETTEMBRE 2010

Commento del giudice

L’aspetto tecnico del primo raduno ufficiale monografico di soli volpini italiani nella storia ultracentenaria dell’Enci è piuttosto rilevante in considerazione del notevole numero di soggetti partecipanti. Mai è infatti avvenuta in precedenza una partecipazione così numerosa, stabilendo pertanto un record nemmeno immaginabile prima della fondazione dell’Atavi. Un’occasione quindi finora unica per tastare il polso della situazione dell’allevamento purtroppo rimasto a lungo senza tutela di una società specializzata esclusivamente dedicata a questa razza autoctona non ancora fuori pericolo dal punto di vista della conservazione integrale della tipicità. L’opportunità di poter procedere verso determinati traguardi zootecnici è pertanto finalmente avvenuta ufficialmente sul campo, dopo alcuni anni di preparazione a tavolino durante molte riunioni, grazie a ben 68 volpini italiani iscritti con pochi assenti (soprattutto femmine in calore).
Dopo il saluto agli espositori del Presidente dell’Atavi Fabrizio Bonanno, prima di iniziare a giudicare ho voluto illustrare il criterio di giudizio adottato per il primo raduno, in sintonia con le decisioni del comitato tecnico. L’obiettivo del giudizio è stato indirizzato all’allevamento e non al puro spettacolo, con preghiera di attenzione su tale punto perché di questi tempi in cui prevale lo show non è una ovvietà. Il problema maggiore è attualmente la tipicità danneggiata da incaute intromissioni di sangue Kleinspitz protratte ormai da molto tempo, rimaste finora prive di un serio filtro di selezione che ora l’Atavi applicherà con la dovuta severità per depurare la razza dalle linee di sangue con evidenti caratteristiche meticciate.
Nel giudizio ho quindi valorizzato i punti cardine dello standard ufficiale, cioè: testa nei rapporti corretti con cranio ben largo; espressione di razza favorita dagli occhi rotondeggianti, perciò non a mandorla ma nemmeno prominenti, con buon stop ma non esagerato, muso ben pieno, cranio ovoidale e non rotondo, orecchie di giusta lunghezza, metà della lunghezza totale della testa; coda non corta perché penalizzante la tipicità dell’assieme; mantello specialmente di corretta tessitura vitrea e piuttosto consistente al tatto, poiché la sola lunghezza è meno importante della qualità del manto che deve manifestarsi rustico, quindi non leggero, con ciò sottolineando la particolarità spesso confusa che il pelo di copertura non deve presentarsi “sparato” come negli spitz tedeschi, bensì sollevato (dal folto sottopelo, quando non è in muta) come recita lo standard del Volpino Italiano.
Con l’anzidetto criterio di giudizio sono state pertanto gettate le basi per valorizzare la tipicità del vero Volpino Italiano incontaminato, segnalando i soggetti più tipici meglio adatti all’allevamento, anche se non erano i più spettacolari ed appariscenti od i più preparati al ring, in quanto un raduno deve rispondere più ad una verifica zootecnica che ad una passerella di bellezza estetica o ad una vetrina per il pubblico a scopo commerciale. Un criterio del genere ha ovviamente dovuto concedere qualcosa alle condizioni di forma, seppur soltanto a quei pochi soggetti di maggiore tipicità assolutamente indispensabili nel prosieguo della selezione.
Un raduno insomma votato al rigore tecnico che ha dato dei risultati utili al futuro della razza, a cominciare dal BOB indubbiamente rappresentante un autentico modello di aderenza allo standard per le sue straordinarie caratteristiche di tipicità dettate da testa corta, costruzione quadrata, coda di giusta lunghezza e mantello di eccezionale rusticità, entro una taglia al limite minimo dell’ideale. L’elevato valore zootecnico del maschio BOB non ha avuto rivali, per cui ha fatto il CAC in classe libera con facilità, poiché il secondo eccellente e riserva CAC pur essendo stato preferito agli altri maschi a seguire in classifica aveva tre evidenti problemi come la coda corta, il pelo un pò leggero ed il posteriore molto angolato, che gli consentiva senz’altro una maggiore spinta per un trotto più allungato, ma un’andatura del genere da “piccolo pastore tedesco”, senz’altro esteticamente gradevole, non rispecchia tuttavia il trotto ordinario per un cane galoppatore e saltatore come deve essere il Volpino Italiano. Non ho quindi potuto dare la precedenza alla spettacolarità del trotto per concedere altresì il giusto valore all’andatura più idonea alla nostra razza, come standard comanda.
A questo si aggiunge la differenza delle teste tra i due soggetti summenzionati che inducono ad espressioni varianti. Quanto anzidetto è dovuto per porre all’attenzione ciò che riguarda sostanzialmente la duplice tendenza in atto, vale a dire due modelli basilari ben differenti, i quali pur rientrando nei casi migliori entrambi nello standard, l’uno più e l’altro meno, rappresentano da una parte la conservazione del prototipo storico, mentre dall’altra un’elaborazione più sofisticata e meno propensa a presentare anche il fattore della rusticità come una delle caratteristiche irrinunciabili. La rusticità è invece determinante nell’assommarsi alle altre caratteristiche principali della tipicità, per cui è imprescindibile, tra l’altro in considerazione del fatto che il Volpino Italiano non è una delle tante razze create di recente dall’uomo che sono conseguentemente in continua evoluzione verso traguardi mutanti di epoca in epoca, bensì è una delle poche razze di origine plurisecolare che non può perdere parte dei punti cardine sanciti nello standard ufficiale redatto in un periodo quando la purezza era scevra dalle contaminazioni, come testimoniato dalle immagini storiche.
Questo è stato in fondo il motivo dominante l’intero raduno, che si è manifestato altrettanto pure nelle femmine. Il CAC delle femmine è infatti dipeso dalle stesse caratteristiche differenzianti i maschi, che ha portato a preferire la prima classificata in classe libera rispetto alla seconda. Il BOS concesso invece alla femmina prima in classe campioni è derivato dall’insieme più armonico e dal movimento più fluido in confronto alla vincitrice della classe libera, peraltro entrambe con trotto corretto.
Il cospicuo numero di soggetti esposti ha sommariamente consentito di constatare un buon livello medio, considerando che nonostante il rigore tecnico applicato gli eccellenti sono stati in totale 21, pur se solo 3 in classe libera maschi, mentre 8 erano nelle classi campioni maschi e femmine. Completano il quadro delle qualifiche 10 molto buono, 3 buono e 1 sufficiente, nelle classi giovani, libera ed intermedia di entrambi i sessi. A questi si aggiungono le promesse delle classi juniores e baby che fanno ben sperare per il futuro. Nutrita anche la partecipazione nella classe RSR dove 7 bianchi e 6 rossi hanno ottenuto il Certificato di Tipicità per immettere nuovo sangue rustico di vitale importanza per la razza.
Tutto sommato quindi un raduno che pur avendo evidenziato pochi soggetti di punta, ha tuttavia stabilito la disponibilità di un discreto quantitativo di esemplari dotati dei punti cardine dello standard. Occorrerà certamente intervenire al più presto per debellare innanzitutto i problemi più diffusi come la coda corta, il pelo leggero ed il posteriore troppo angolato, mentre è rientrato in numeri esigui il tronco allungato, peraltro difetto non altrettanto grave e preoccupante quanto quelli elencati in precedenza.
La conservazione della tipicità, maggiormente rilevante nella testa, il cui modello è stato rappresentato al meglio dal primo classificato in classe campioni maschi, deve passare a questo punto come priorità assoluta, anche arrivando a tollerare il difetto della chiusura dentaria non ottimale, semplicemente perché è riscontrabile quanto le teste migliori ed espressive, dotate di musi ben pieni ed in rapporto corretto con il cranio, possano non presentare la dentatura a forbice. Si tratta di un problema emergente che dovrà essere affrontato in sede di comitato tecnico, poiché non pare possibile penalizzare fortemente la sola chiusura dei denti a discapito di teste davvero importanti. Non bisognerà però travalicare il problema tollerandolo a priori ma appunto solamente nei pochi casi di quei soggetti con maggiore tipicità, cioè dotati di testa ed altre caratteristiche particolarmente corrette da presentarsi rilevanti, perciò piuttosto significativi per l’allevamento.
I giudizi tecnici del primo raduno Atavi andranno ora ad assommarsi alle varie misurazioni morfometriche rilevate durante il raduno stesso dalla dott.ssa Franca Vaccari Simonini della Facoltà Veterinaria dell’Università di Parma, per costituire un albo dei riproduttori completo di tutti i dati scientifici necessari alla selezione più proficua.

A breve verrano pubblicati i risultati sul sito ufficiale dell'Atavi www.volpinoatavi.it e le foto di Odilia Piscedda nel suo forum di Facebook "Volpino Italiano che passione" (digitare sui motori di ricerca in internet) e nel suo spazio su youtube www.youtube.com/user/golfopoeti
Articolo, foto e risultati anche su uno dei prossimi numeri mensili della rivista ufficiale dell'Enci "I Nostri Cani".
Commenti degli espositori nella bacheca del forum di Facebook "Volpino Italiano che passione" (sotto)
http://www.facebook.com/group.php?gid=360744845717#!/group.php?gid=360744845717&v=wall
ed anche http://www.facebook.com/photo.php?pid=549535&fbid=1268690937549&op=1&o=global&view=global&subj=360744845717&id=1838122121

Antonio Crepaldi
Giudice al 1° Raduno Nazionale Ufficiale ATAVI di Sassuolo 2010